Petrolio, un accordo al ribasso. Il prezzo scende ancora

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Il prezzo del petrolio in questi mesi ha regalato buone opportunità di trading, grazie ad un mix di volatilità e direzionalità molto interessanti. Infatti dopo essere rimaste noiosamente dallo scorso mese di dicembre al mese di marzo dell’anno in corso, in uno stretto canale laterale di trading range delimitato nella parte superiore dal livello di resistenza a $54.50 e nella parte inferiore da un livello di supporto a $52.00, le quotazioni del petrolio hanno infranto quest’ultimo livello iniziando una fase discendente contraddistinta da movimenti molto ampi.

Petrolio: l'offerta supera la domanda

petrolioLa storia degli ultimi mesi del petrolio è stata seguita molto da vicino grazie alla buona copertura mediatica che questo strumento ha riscosso. Il grande problema che ha determinato la discesa è stata (e lo è tuttora) la sovrabbondanza di prodotto rispetto alla domanda di greggio. Quindi secondo la dinamica di mercato della domanda e offerta, era necessario riequilibrare la bilancia in relazione alla richiesta di petrolio.

L'accordo di novembre per frenare la produzione di petrolio

I Paesi estrattori di Oil, sia appartenenti al cartello OPEC dei produttori di petrolio, sia esterni, si sono quindi accordati per ridurre la produzione di greggio da inviare al mercato.  Inizialmente tale accordo è stato siglato novembre, con scadenza nello scorso mese di maggio e lo stesso accordo è stato poi prorogato per un ulteriore periodo.  Tuttavia il mercato non sta apprezzando questo accordo, visto che i prezzi sono in continua flessione. Se l’obiettivo di produzione di greggio da parte dei membri OPEC rimarrà a 32,5 milioni di barili al giorno fino alla fine del primo trimestre del 2018 è altrettanto vero che continua la crescita della produzione in alcuni dei Paesi appartenenti al cartello come Nigeria e Libia. Per questi Paesi e non solo, è molto complicato rispettare gli accordi sui limiti della produzione di petrolio. Tant’è vero che gli stessi si sono sganciati dall’accordo o ne hanno chiesto l’esclusione. Il grosso problema sta nel fatto che per questi Stati, la primaria voce del PIL è proprio la vendita di oro nero. È vero quindi che l’OPEC si è impegnata a mantenere gli attuali livelli di produzione di petrolio, ma molti dei Paesi membri, stanno vendendo petrolio ad un prezzo inferiore al prezzo effettivo, al fine di finanziare i loro programmi sociali e di governo. 

Il prezzo del petrolio scende 

In questo scenario, non troppo entusiasmante, le quotazioni del petrolio hanno pagato dazio, con il WTI sceso sotto i 45 dollari al barile, mentre il Brent, il prezzo del petrolio del mare del Nord, negoziato sotto i 47 dollari al barile. La sfida, a questo punto, pare ancora essere fra l'OPEC, che cercherà di trovare nuovi accordi per calmierare la discesa del petrolio (e di riportarlo fra i 50 ed i 60 dollari al barile) e i dati relativi alla domanda di greggio, che resta debole, così come il quadro tecnico e grafico del petrolio.

Analisi a cura di Carlo Vallotto *

carlo vallotto oro* Analista tecnico finanziario, trader indipendente e formatore con esperienza pluridecennale dei mercati finanziari, valutari e mercati delle commodities. Già operatore per diversi Agenti di Cambio e Sim, effettua consulenze per società italiane ed internazionali. E' specialist nel mercato delle commodity, con particolare riferimento al mercato dei metalli preziosi ed è referente per oro per una primaria società del settore. Consulente Finanziario Indipendente, studia l'evoluzione del prezzo dei metalli preziosi nei mercati, attraverso i grafici e analizzando i flussi di domanda/offerta e fornisce consulenza alle aziende o investitori privati sull'andamento del trend. Cura interventi su varie rubriche televisive, riviste finanziarie dedicati ai metalli preziosi, oltre a scrivere articoli di analisi tecnica e fondamentale. Responsabile del sito metalli-preziosi.it