Record per il Prezzo dell'Argento

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Nelle ultime settimane l’argento ha messo a segno quasi ogni giorno nuovi record, arrivando a superare i 90 dollari per oncia. Numeri impressionanti, in particolare se pensiamo che a inizio 2025 le quotazioni del metallo nobile si trovavano in area 28 dollari. In altre parole, in meno di tredici mesi il prezzo è più che triplicato. Numeri che fanno quasi passare in secondo piano il rally, seppur consistente, dell’oro, che nel medesimo arco temporale non è nemmeno raddoppiato, nonostante gli oltre 60 record di prezzo che lo hanno portato da 2.600 dollari per oncia a circa 4.600 dollari.

Perché il prezzo dell'argento sale?

A sostenere le quotazioni dell’argento troviamo un’offerta strutturalmente limitata, a fronte di una domanda che fra intelligenza artificiale, pannelli fotovoltaici e auto elettriche potrebbe continuare a crescere – anche in maniere significativa – nei prossimi anni. Certo, un rally di queste proporzioni sembra anche frutto di una certa dose di speculazione e non possiamo escludere che, come già capitato per altre materie prime in passato a rapidi rally seguano altrettanto rapide discese (fra tutte, in tempi recenti ricordiamo caffè, cacao e succo d’arancia).

In questo caso la salita appare strutturale, pertanto almeno in parte giustificata. Resta però da capire se le dimensioni dell’ascesa siano corrette o eccessive (ed anche come mai l’argento fino al 2023-2024 costasse un terzo, se non un quarto, rispetto ai valori attuali).

Prezzo di oro e argento in euro al grammo

Per chi ragiona in euro ricordiamo i valori con la nostra divisa: un grammo di oro puro (999 millesimi) vale circa 127 euro, mentre un grammo di argento circa 2,50. In altre parole, un chilogrammo di oro costa circa 127.000 euro, mentre il medesimo quantitativo d’argento vale 2.500 euro. Numeri interessanti per chi si ritrova in case monete o lingotti, ma anche argenteria (posate, piuttosto che le vecchie 500 lire d’argento, che valgono circa 20 euro a pezzo alle attuali quotazioni).

Oro e argento, dunque, decisamente scoppiettanti. Movimenti ben più contenuti, invece, su buona parte delle altre materie prime. Per quanto riguarda il comparto energetico il petrolio nelle ultime sedute ha provato a rimbalzare dai minimi di periodo, con la quotazione WTI che naviga intorno ai 60 dollari al barile. Decisamente incerto lo scenario, con i rischi di sovraproduzione da un lato e dall’altra i timori per interruzioni all’approvvigionamento visto lo scenario geopolitico (Iran in primis, ma anche Russia e Venezuela, sebbene il paese sudamericano incida ormai per meno dell’1% sul totale della produzione mondiale).