TRADING SULL'ORO: Un esempio pratico (parte 2)

Pubblicato in Forex Trading

L'oro è il bene rifugio per eccellenza, il trading sul metallo giallo è affascinante anche se non privo di rischiNella sezione 1 di questo speciale (clicca qui per leggerla)  abbiamo introdotto il concetto di leva nel trading. In questa parte lo mettiamo in pratica, esaminando vari scenari in base ai movimenti delle quotazioni ed alla leva utilizzata. Poniamo che l'oro sia negoziato a 1.130 $/oncia e che il broker richieda uno spread di 0,50$, pertanto ipotizziamo un book con quotazioni bid e ask a 1.129,75 e 1.130,25 $.

A questo punto introduciamo un movimento del mercato, ponendo che il valore di un’oncia si muova dell’1% al rialzo, passando pertanto da 1.130 $ (con prezzi bid e ask a 1.129,75 e 1.130,25) a (1.130 × 1,01) = 1.141,3 $/oncia (con nuovi bid e ask sul book 1.141,05 e 1.141,55). Se si negozia il contratto future standard da 100 once senza leva il risultato sarà di (1.141,05 - 1.130,25) × 100 once = +1.080 dollari, pari a +0,9555% rispetto al totale del capitale investito. Proviamo ora a modificare la leva per vedere quello che sarà l’impatto sull’operazione.

La leva nel trading: come funziona?

Va ricordato come, variando la leva utilizzata, il profitto rimarrà il medesimo in termini assoluti (cioè pari a 1.080 dollari), ma cambierà la sua incidenza sull’ammontare del margine. Pertanto, operando con leva 1:10 il nostro guadagno raggiungerà i 9,55 punti percentuali, mentre con un moltiplicatore pari a 100 avremo quasi raddoppiato il nostro capitale (+95,55%). Il gain in questo caso ammonterebbe a 1.080 dollari, a fronte di un margine richiesto di 1.130,25 dollari. Nel caso estremo di una leva 1:400, il guadagno di 1.080 dollari significherebbe una straordinaria performance, pari a +382% rispetto al margine iniziale di 282,56 dollari.

Non finisce qui però, per frenare i facili entusiasmi (ed anche per presentare i vari scenari in maniera corretta) il medesimo ragionamento va effettuato ribaltando la situazione. Il mercato si è mosso nella direzione opposta a quella ipotizzata: cosa capita in tal caso? Poniamo dunque una discesa delle quotazioni dell’1%, da 1.130 dollari l’oncia a 1.118,7, con nuovi prezzi bid e ask a 1.118,45 e 1.118,95.  Senza utilizzare la leva la perdita netta sarà pari a (1.130,25 - 1.118,7) × 100 once = 1.155 dollari, pari all’1,02189% del margine.

Anche in questo caso rimarrà stabile la cifra di 1.155, mentre la percentuale della perdita (in rapporto al margine) varierà in base alla leva, salendo a 10,22% con leva 1:10, per arrivare a superare il margine iniziale (-102,19%) nel caso in cui si fosse utilizzato un moltiplicatore di 1:100. Nel caso estremo, poi, di un leverage 1:400, il loss, cioè la perdita, sarà superiore al 400% rispetto al margine iniziale di 282,56 dollari.

oroLa situazione sarebbe simile anche ipotizzando un’operazione di medio-lungo periodo, dove le fluttuazioni potrebbero raggiungere percentuali più ampie, determinando quindi maggiori profitti o maggiori perdite in base alla direzione seguita del corso dei prezzi. Un profitto del 10% (con  un movimento delle quotazioni da 1.130 a 1.243) determinerà un risultato prossimo al 100% con leva 1:10, mentre sarà addirittura vicino al 1000% con leva 1:100. Parimente però una discesa del 10% con leva 1:10 “brucerà” completamente il margine, portandolo a zero, mentre nel caso di utilizzo di leva 1:100 la perdita sarà 10 volte superiore rispetto al margine originariamente richiesto per l’operazione. Ancora una volta il valore nominale del profitto sarà il medesimo, ma poiché il margine richiesto era dieci volte più basso, la performance in termini percentuali sarà dieci volte superiore.

Lo scenario sarà diametralmente opposto nel caso in cui le quotazioni si dovessero muovere al ribasso (o più genericamente nella direzione inversa a quella ipotizzata) della medesima percentuale, passando da 1.130 a 1.017 $/oncia, con nuovi bid e ask a 1.016,75 e 1.017,25. La perdita netta senza leva risulterà di (1.130,25 - 1.016,75) × 100 = 11.350 dollari, pari a poco più del 10% del capitale iniziale. Una leva 1:10 determinerà l’azzeramento del margine (-100%), mentre un moltiplicatore maggiore come 1:100 comporterebbe risultati ancora più negativi, vicini al -1000%. Oltre alla perdita secca sull’operazione in questione l’investitore potrebbe trovarsi in difficoltà anche nella gestione di eventuali altre posizioni aperte (incrementando quindi le possibilità di trade-out).

Quale leva utilizzare nel trading?

In conclusione, dopo aver esaminato questi esempi possiamo affermare che l’utilizzo di una corretta leva risulta quindi fondamentale sia per la tutela sia del capitale reale (il denaro investito), che del capitale psicologico, cioè la capacità mentale di operare in modo razionale, gestendo in modo professionale il proprio patrimonio, senza permettere alla componente emotiva la possibilità di prendere il sopravvento sulla razionalità.

Ma qual è la leva da utilizzare per ottimizzare le proprie performance? La risposta è molto semplice e non riguarda strettamente il trading sulll'oro: non esiste una leva universalmente corretta, ma essa deve essere regolata in base a diversi fattori. Fra questi ricordiamo la tipologia di operazione che si sta effettuando, l’arco temporale (di norma decrescendo la leva con all’aumentare del tempo), il capitale disponibile, il volume dell’operazione, la propria psicologia ed il profilo di rischio scelto

leva