Gli investitori vedono la fine del Quantitative Easing: l'euro oltre 1,16

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L’euro continua a volare sui mercati valutari dopo le parole di Mario Draghi a margine del consueto meeting della BCE. Per gli investitori la fine del Quantitative Easing si avvicina anche se Draghi ha rimandato ogni commento sul tema a settembre, in quanto non se ne sarebbe ancora parlato e l'inflazione appare lontana dal target della BCE. Il cambio fra la moneta unica ed il dollaro ha superato quota 1,16 e segna ora un rialzo superiore ai 10 punti percentuali da inizio anno. Ma l’euro corre anche nei confronti della sterlina: EUR/GBP ha infatti nuovamente superato 0,89, per scavalcare anche i massimi della scorsa settimana a 0,8948, fino a sfiorare 0,90. Nel frattempo la sterlina ha perso quota 1,30 nei confronti del dollaro e la svalutazione del pound potrebbe essere un ulteriore problema per la Gran Bretagna nell’ottica della Brexit. Infatti Londra importa gran parte dei beni di consumo, con un costante deficit (a fronte di un surplus sui servizi). La discesa della sterlina potrebbe generare ulteriore inflazione nell’Isola di Albione.

ANALISI EURO DOLLARO 

EURO DOLLARO GRAFICO(eur/usd) – Tecnicamente il cambio aveva fornito numerosi segnali positivi nelle scorse settimane. In particolare il superamento dell’importante barriera di 1,15 aveva aperto spazio per ulteriori salite. I mercati, quasi incuranti delle parole di Draghi (non certo sbilanciate verso un atteggiamento di colomba) si sono mossi al rialzo sull’euro, mentre l’azionario ha perso terreno. Come detto una chiusura anche sul settimanale sopra quota 1,15 confermerebbe la rottura rialzista di 1,15 e l’uscita dal canale che ha ingabbiato le quotazioni fra 1,05 e 1,15 negli ultimi due anni e mezzo.

ANALISI EURO STERLINA

 (eur/gbp) – Nuovo allungo dell’euro nei confronti del pound, con le quotazioni che superano i massimi della scorsa settimana fino a sfiorare 0,90. Trend ancora favorevole all’euro, con possibilità di inversione soltanto in caso di sorprese da parte della Bank of England, nel caso in cui Carney decidesse di alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi, scenario reso meno probabile dal rallentamento dell’inflazione UK, scesa a +2,6% nel mese di giugno, dopo il record di +2,9% di maggio.